Pecore sarde: la razza e l'allevamento ieri e oggi

Sapevate che le pecore della Sardegna sono tra le più antiche di tutto il continente europeo?
La pecora sarda è una vera e propria razza, autoctona della Sardegna, probabilmente discendente dal muflone. Oggi è la razza più presente in Italia e suoi allevamenti si trovano anche nella penisola, soprattutto in Centro Italia, ma anche in altri paesi mediterranei, come Tunisia e Spagna.
 

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Foto: Carlsonimkeller via Wikimedia
 

La razza ovina sarda è sempre stata allevata nei nostri territori, anche nelle epoche più antiche e lontane. Questo grazie alla sua incredibile produttività, che permetteva alle popolazioni antiche di produrre gran quantità di latte e formaggi, indispensabili al proprio sostentamento.

Originarie del Gennargentu, al giorno d’oggi sono diffuse in tutto lo Stivale: pensate che rappresentano il 40% della popolazione ovina nazionale.
 

Come si chiama in sardo:
brabei, brebei, berbè, brebè, berbeche, arbeghe, elveghe, erveghe ...

 

Com’è fatta la pecora di razza sarda

Esteticamente la pecora di Sardegna è molto semplice da riconoscere: presenta una testa molto piccola e priva di corna. Anche se alcuni maschi ne hanno un lieve accenno di queste.

Le dimensioni medie delle pecore sarde si aggirano intorno ai 70 cm di altezza per i maschi e 65 cm per le femmine. Dimensioni che sono però destinate ad aumentare, come di fatto sta già accadendo, a causa dell’abbandono della transumanza.
 

Foto: Matthijs Waanders via Unsplash 
 

Tronco allungato, addome largo e un grande ventre dalla forma arrotondata sul quale troviamo delle mammelle molto grandi e sviluppate. Il vello della pecora sarda è molto rado e non la copre per intero: la sua pelle appare a chiazze, proprio perché nelle parti scoperte diventa più scura.

Da tradizione le pecore di razza sarda vengono suddivise in tre gruppi diversi:

•  taglia  piccola: si trovano nei territori montuosi, perché si adattano all’ambiente difficile e alle condizioni di vita spartane.
•  taglia media: rappresentano l’80% degli esemplari.
•  taglia grande: sono rimasti pochi esemplari solo nel Cagliaritano.
 

La pecora sarda in Italia

Abbiamo detto precedentemente che questa razza ovina ha conquistato tutto il territorio italiano. Oggi infatti è possibile trovarla in quasi tutte le regioni dell’Italia centrale. La diffusione della pecora sarda al di fuori dell’isola è iniziata negli anni ‘60, quando i pastori sardi iniziarono ad emigrare.

In tutta la nazione si allevano 8 milioni di esemplari, di cui 3 milioni nella sola Sardegna.

E fuori dall’Italia? Sembrerà incredibile, ma esistono alcuni allevamenti di questa razza ovina anche in Tunisia e Spagna. Questo perché il suo habitat ideale è la macchia mediterranea, assoluta protagonista dei paesaggi sardi.
 

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Foto: Marcello Mundula via Wikimedia
 

Pascoli vastissimi (in sardo pastura, cussorgia, cussorza), disseminati di cespugli, erbe spontanee e rovi sono i luoghi preferiti dalle pecore sarde, poiché in questi luoghi possono brucare indisturbate per tutto il giorno.

Tuttavia, si tratta di una specie incredibilmente adattabile: infatti riesce a vivere anche in zone collinari e montuose.
 

L’allevamento ovino nella storia: la transumanza

In passato in Sardegna le greggi si spostavano per seguire la crescita naturale delle piante selvatiche di cui si nutrivano. Per sfruttare al massimo le risorse naturali, i pastori sardi delle zone interne e montuose e i loro animali trascorrevano l’inverno in aree più calde, nella pianura o sulla costa.

Una pratica che esisteva già nel Basso Medioevo e aveva un’enorme impatto sulla vita dei pastori e delle loro famiglie, scandita dal ritmo delle stagioni e degli spostamenti. Questa usanza ha coinvolto intere comunità e aree geografiche, creando continui scambi economici e culturali.
 

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Foto: Assianir via Wikimedia
 

La transumanza (sa tràmuda) andava prevalentemente dal Gennargentu (Barbagia, Mandrolisai e Ogliastra) in direzione sud, mare o pianura:

•  Dal versante occidentale del Gennargentu al Campidano e il Sulcis-Iglesiente, con percorsi di 50-120 km;
•  Dal versante orientale verso le coste meridionali dell'Ogliastra, oppure verso Gerrei e Sarrabus, con tragitti di 30-110 km;
•  Dal versante nord alle pianure costiere della Baronia e verso la Nurra di Alghero.

L’allevamento ovino in Sardegna è diventato gradualmente stanziale e in parallelo c’è stato un flusso migratorio di persone lungo gli stessi percorsi: i desulesi ad Iglesias e nel Sulcis, i seuesi a Cagliari, i fonnesi nell’Oristanese e nel Sassarese e i villagrandesi a Castiadas e Muravera.
 

Come vengono allevate le pecore in Sardegna

La pecora sarda si nutre principalmente di erbe spontanee di pascolo quindi si presta molto ad allevamenti estensivi a basso impatto ambientale.

Attualmente in estate e in inverno, due stagioni difficili per i pascoli, l’alimentazione del gregge (in sardo tallu, taxu, tagiu o tazu) viene integrata con fieno e/o cereali macinati. Tuttavia negli allevamenti stanziali cereali e fieno vengono introdotti anche nei periodi di produttività maggiore, con il fine di massimizzare la produzione.

Tutti gli allevamenti possiedono un ovile (in sardo coìli, coìle, cuìle o cuvile), in cui è possibile portare il gregge durante la notte o durante le giornate invernali più fredde.
 

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Foto: Francesco Canu via Wikimedia
 

L’ovile deve essere coperto e chiuso su quattro lati, con finestre che permettano l’aerazione corretta del locale. Di solito al suo interno si trova una zona riservata alla mungitura (in sardo murghidura, mullimenta o murgidura), con mungitrici meccaniche che non solo facilitano il lavoro, ma garantiscono degli standard d’igiene molto elevati per il prodotto stesso, il latte.

Una volta munto, il latte di pecora di razza sarda deve essere conservato immediatamente in appositi contenitori refrigerati, per poter essere trasportato nei caseifici ed essere pastorizzato e lavorato per ottenere i diversi tipi di formaggi.

È importante sottolineare che ogni allevamento deve garantire ottime condizioni di vita al proprio gregge, perché la produttività dipende fortemente da questo aspetto. Ecco perché gli allevatori hanno a cuore la loro salute ed il loro benessere, dal pascolo, passando per la mungitura, fino alla stabulazione nell’ovile.



 

30 November 2018 in Economia Locale, Prodotti tipici

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